GLI ITALIANI HANNO LA MEMORIA CORTA... meglio quindi ricordare che logge massoniche deviate hanno sempre manovrato x dividere l'Italia al Nord e al Sud

 

 

La secessione di Cosa Nostra Golpe con la massoneria per dividere il Sud dall'Italia

il Tirreno — 11 giugno 2001   pagina -1   sezione: ATTUALITÀ


Palermo: la procura accusa Gelli e Riina PALERMO. I boss di Cosa Nostra fra il 1991 ed il '93, con l'appoggio della massoneria deviata e dell'estrema destra, progettavano un golpe, volevano dividere il Meridione dal resto d'Italia. Lo sostengono i magistrati della procura di Palermo nella richiesta di archiviazione presentata al gip per l'inchiesta «sistemi criminali». La notizia è stata pubblicata ieri dal Corriere della Sera e da La Stampa e i pm sottolineano nel provvedimento che sono scaduti i termini delle indagini senza che fossero emerse «prove certe» nei confronti dei 14 indagati: Licio Gelli, Stefano Menicacci, Stefano Delle Chiaie, Rosario Cattafi, Filippo Battaglia, Totò Riina, Giuseppe e Filippo Graviano, Nitto Santapaola, Aldo Ercolano, Eugenio Galea, Giovanni Di Stefano, Paolo Romeo e Giuseppe Mandalari. Secondo la tesi della Procura, Cosa Nostra «voleva farsi Stato», e avrebbe tentato di abbracciare «un golpe separatista». I capimafia, Riina, Provenzano, Madonia e Santapaola avrebbero deciso nel '91 una strategia della tensione» (omicidio di Salvo Lima, stragi di Capaci e via D'Amelio, gli attentati a Roma, Firenze e Milano), che sarebbe poi stata affiancata da un piano, proposto da Licio Gelli, Stefano Delle Chiaie e Stefano Menicacci, che prevedeva «un nuovo progetto politico»: la creazione di un movimento meridionalista e la nascita delle Leghe meridionali. Il progetto, però, alla fine del '93 si interruppe: secono i pm la mafia cambiarono gli appoggi politici e «furono dirottate tutte le risorse - scrivono i magistrati - nel sostegno di una nuova formazione politica nazionale apparsa sulla scena». Il provvedimento, firmato dal procuratore aggiunto Roberto Scarpinato, dai sostituti Nico Gozzo e Antonio Ingroia e vistato dal procuratore Piero Grasso e dall'aggiunto Guido Lo Forte, e trasmesso alle procure di Caltanissetta e Firenze e alla Direzione nazionale antimafia, fa riferimento anche ad un mandante occulto, su cui sono state avviate indagini, per gli omicidi di Salvo Lima e del giudice Giovanni Falcone. La tesi è sostenuta anche dalle dichiarazioni dell'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, agli arresti domiciliari a Roma, il quale afferma che: «è possibile che un autorevole esponente politico - dice Ciancimino - abbia potuto architettare quell'uccisione spettacolare (strage di Capaci)», per bloccare l'elezione a Presidente della Repubblica di Giulio Andreotti. Il primo tentativo, secondo l'ex sindaco, di impedire questa nomina al Quirinale, era stato fatto con l'uccisione di Lima, che era l'ambasciatore in Sicilia del senatore a vita. Dall'inchiesta «sistemi criminali» è stata stralciata una parte che riguarda la «trattativa» fra Cosa nostra e pezzi delle istituzioni, in relazione al famoso «papello» l'elenco di richieste fatte da Riina. In questo contesto si inseriscono gli incontri fra gli ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori e Beppe De Donno e l'ex sindaco Vito Ciancimino.